Merlo Roto 16 e Roto 18: i rotativi compatti che fanno sul serio

Nel mondo dei telescopici rotativi, “compatto” è spesso una parola che va presa con le pinze. Perché sì, le dimensioni restano contenute, ma le aspettative operative sono tutt’altro che leggere: sollevare, posizionare, lavorare in quota e farlo con precisione quasi chirurgica.

Con i nuovi Roto 16 e Roto 18, >>Merlo<<  mette mano a una delle sue gamme più iconiche, introducendo una vera evoluzione strutturale che punta dritta a prestazioni, sicurezza e comfort.

Da 4 a 5 tonnellate: un salto di efficienza

Il salto più evidente riguarda la capacità di carico, che passa da 4 a 5 tonnellate. Un miglioramento che, tradotto in cantiere, significa meno cicli, più produttività e – dettaglio non trascurabile – meno tempo perso a “fare avanti e indietro”.
Ma non è solo una questione di numeri. La nuova gamma nasce per lavorare in contesti complessi: cantieri verticali, spazi ristretti e cicli intensivi. E lo fa con un mix di aggiornamenti tecnici e soluzioni intelligenti che, per una volta, non sembrano messi lì solo per fare scena in fiera.

Più capacità, più stabilità: la base è tutta nuova

Aumentare la portata è facile, almeno sulla carta. Il problema è farlo senza trasformare la macchina in qualcosa di ingestibile. Per questo Merlo ha lavorato soprattutto sulla struttura.

Il nuovo telaio è stato allungato, mentre gli stabilizzatori hanno guadagnato 20 cm per lato, aumentando la superficie di appoggio e quindi la stabilità operativa. Il risultato è una macchina più sicura anche al massimo sbraccio, dove normalmente iniziano le vere sfide.
L’obiettivo dichiarato è chiaro: mantenere compattezza e maneggevolezza tipiche della gamma, ma con prestazioni che iniziano a strizzare l’occhio a macchine di categoria superiore. E, cosa non scontata, senza penalizzare la pressione al suolo – da sempre uno dei punti forti dei telescopici Merlo.

In sostanza, i nuovi Roto 16 e Roto 18 cercano di fare quello che ogni progettista sogna: essere più forti senza diventare più “ingombranti” da gestire. Un po’ come aumentare la potenza di un motore… senza aumentare i consumi. Sì, lo sappiamo, sembra magia.

Cinematica e movimenti: meno spettacolo, più precisione

Nel lavoro reale, più che la velocità pura conta la qualità del movimento. E qui i nuovi Roto giocano una carta interessante: la gestione evoluta della cinematica.

Il sistema consente una discesa del braccio più rapida e costante, mantenendo la conformità agli standard di sicurezza EN15000. Ma soprattutto introduce una maggiore fluidità nei movimenti, riducendo gli “strappi” che, in certe operazioni, fanno la differenza tra lavoro preciso e lavoro… da rifare.

Una delle novità più utili è la modalità movimento cartesiano, che permette al braccio di muoversi in verticale o orizzontale in modo perfettamente coordinato. Tradotto: avvicinarsi a una parete o posizionare un pallet diventa molto più semplice, anche in spazi stretti.

Funzione Set-Point: posizionamento automatico del braccio

A questo si aggiunge la funzione Set-Point, che consente di memorizzare una posizione del braccio e richiamarla automaticamente. Ideale per lavori ripetitivi, dove ogni secondo risparmiato moltiplicato per decine di cicli diventa tempo (e denaro).
Insomma, meno “effetto wow” e più sostanza. Che, in cantiere, è esattamente quello che serve.

Elettronica e sicurezza: quando la macchina pensa un po’ da sola

Il cuore tecnologico dei nuovi Roto è rappresentato dall’evoluzione del sistema ASCS (Adaptive Stability Control System), che migliora velocità, fluidità e capacità predittiva dei movimenti.

In pratica, la macchina non si limita a reagire, ma anticipa. O almeno ci prova. Il sistema monitora continuamente le condizioni operative e adatta il comportamento della macchina per mantenere sicurezza e prestazioni.
Interessante anche il simulatore del diagramma di carico, che permette all’operatore di verificare in anticipo come cambierà l’area di lavoro in base alla configurazione. Durante la simulazione i movimenti sono bloccati, evitando errori… e potenziali figuracce (senza parlare dei rischi per la sicurezza).

Non manca poi il sistema di riconoscimento automatico degli accessori, che mantiene i parametri di sicurezza senza richiedere interventi manuali. Una di quelle soluzioni che, finché non le hai, non ti sembrano fondamentali. Poi le provi e ti chiedi perché non siano arrivate prima.

Comfort operativo: salire a bordo senza acrobazie

Chi lavora davvero con queste macchine lo sa: il comfort non è un optional, è produttività pura. E qui Merlo ha fatto un lavoro piuttosto concreto.

I nuovi modelli introducono nuovi accessi alla cabina, con gradini più ampi e meglio posizionati. Sembra un dettaglio, ma quando si sale e scende decine di volte al giorno – magari con DPI e scarponi – cambia parecchio.

La porta a 180° con finestratura superiore apribile migliora accessibilità, ventilazione e interazione con l’esterno. Tradotto: meno sensazione di “scatola chiusa” e più controllo visivo sull’area di lavoro.

Anche la gestione della macchina è stata resa più intuitiva, con possibilità di personalizzare velocità di rotazione torretta e limiti dei movimenti idraulici. In pratica ogni operatore può adattare la macchina al proprio stile di lavoro.
E no, non è solo una questione di comfort: un operatore meno stanco è anche un operatore più preciso.

Radiocomando e versatilità: lavorare anche da fuori

Uno degli aggiornamenti più interessanti riguarda il nuovo radiocomando ergonomico, progettato come interfaccia principale per il controllo remoto della macchina.

Dotato di display a colori, doppio joystick e autonomia di circa 10 ore, offre un raggio operativo fino a 100 metri e protezione IP65 contro polvere e acqua.
Sono disponibili cinque modalità operative (braccio, guida, livellamento, stabilizzatori), con possibilità di salvare fino a sei profili personalizzati.

Il sistema gestisce non solo il braccio, ma anche la traslazione della macchina fino a circa 5 km/h (in condizioni controllate).

In altre parole, il telescopico può essere gestito completamente da remoto. Che, in certi contesti, significa lavorare in sicurezza mantenendo una distanza… e magari evitando di salire e scendere continuamente dalla cabina.

Dati prestazionali: numeri che iniziano a pesare davvero

Al di là delle soluzioni elettroniche e delle finezze progettuali, i nuovi Roto 16 e Roto 18 si fanno notare soprattutto per i numeri – quelli che in cantiere contano davvero. La nuova generazione porta la portata massima a 5.000 kg, contro i 4.000 kg della serie precedente, con un incremento del 25% che, in alcune zone del diagramma di carico, può arrivare fino al 75%.

Restano invece coerenti con la categoria le altezze operative: circa 16 metri per il Roto 16 e fino a 18 metri per il Roto 18, valori che collocano queste macchine nella fascia compatta dei rotativi, ma con prestazioni che iniziano a sfiorare quelle di modelli di classe superiore.

Più capacità dove serve davvero

Come da tradizione Merlo, il dato interessante non è solo la portata massima, ma come questa si distribuisce lungo il diagramma. Nelle generazioni precedenti, ad esempio, macchine analoghe garantivano circa 2.500–3.000 kg alla massima altezza e valori molto più contenuti allo sbraccio massimo. Con l’evoluzione della nuova gamma, l’obiettivo è proprio quello di ampliare queste aree operative mantenendo stabilità e sicurezza.
Il risultato è una macchina che non solo solleva di più, ma lo fa in modo più “utile”, cioè con una maggiore capacità disponibile nelle condizioni reali di lavoro. Perché sì, i numeri sulla carta sono importanti… ma quelli che fanno la differenza sono sempre quelli che restano validi quando il braccio è tutto fuori e il carico non è esattamente leggero.

Una nuova generazione (che punta in alto, davvero)

Con i nuovi Roto 16 e Roto 18, Merlo dimostra che anche nel segmento dei telescopici rotativi compatti c’è ancora spazio per evoluzioni importanti.

I numeri parlano chiaro: più portata, maggiore stabilità e una serie di soluzioni elettroniche che rendono la macchina più facile e sicura da utilizzare.
Ma il vero salto di qualità è nel modo in cui tutto questo viene integrato: struttura, idraulica, elettronica e interfaccia operatore lavorano insieme per rendere il ciclo operativo più fluido ed efficiente.

Perché alla fine, in cantiere, non vince la macchina con più funzioni. Vince quella che permette di lavorare meglio, più velocemente e con meno stress.

E se riesce anche a far sembrare semplice un lavoro complicato… allora sì, siamo decisamente sulla strada giusta.

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